Vivian Maier – problemi di copyright

Sicuramente Vivian Maier non avrebbe mai immaginato che le sue fotografie sarebbero state, un giorno, oggetto di disputa giudiziaria per violazione di copyright. Nata a New York nel 1926 si trasferì successivamente a Chicago dove visse, lavorò come bambinaia e si dedicò alla fotografia nei momenti liberi riprendendo, per lo più, la vita nelle strade di New York, Chicago e Los Angeles.

Le sue opere sono rimaste praticamente sconosciute fino al 2007 quando vennero casualmente rinvenute da Jim Maloof e Jeffrey Goldstein a seguito dell’acquisto, al prezzo di 380 dollari, del contenuto di un intero box durante un’asta. Tra vecchi vestiti, libri e quaderni, i due trovarono anche una cassa piena di negativi e rullini ancora da sviluppare.

Maloof e Goldstein, cominciarono così a divulgare su internet e poi con libri e documentari il lavoro di questa fotografa sconosciuta e contribuirono in modo fondamentale alla sua ascesa tra i grandi fotografi del XX secolo. Non riuscirono però a rintracciarla e conoscerla. Vivian Maier morí nel 2009 senza sapere del grande successo della sua opera.

A partire dal 2014 lo stato dell’Illinois ha designato un amministratore delle opere di Vivian Maier al fine di proteggere il copyright e proseguire nella valorizzazione del suo lavoro. L’amministratore ha quindi fatto un accordo con Maloof, consentendogli di continuare a sfruttare le opere in suo possesso.

Recentemente però, lo stesso amministratore ha citato in giudizio Jeffrey Goldstein con l’accusa di aver riprodotto, venduto ed esposto alcune opere della Maier senza autorizzazione. La legge sul copyright, negli Stati Uniti, non permette al proprietario dei negativi di un lavoro coperto da copyright, di generare nuove copie e venderle.

Una storia legale, meno appassionante di quella della vita di Vivian Meier, sembra essere solo agli inizi. Per chi invece vuole entrare nel mondo di questa fotografa bambinaia e vuole vedere le sue fotografie, é possibile visitare, fino al 18 giugno, al Museo di Roma in Trastevere, la mostra ” Vivian Maier. Una fotografa ritrovata “. Sono esposte 120 fotografie in bianco e nero, alcuni filmati in super 8 e una selezione di stampe a colori. 

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Il favoloso mondo di Christian

clowns-and-shipProprio come nella vita, sono le opportunità che permettono ad un autore di emergere, arrivare alla grande ribalta, e diventare un fotografo affermato visibile a livello globale. Può quindi succedere che vi siano degli artisti che, pur portando avanti delle ricerche fotografiche estremamente valide, finiscano per non ricevere l’attenzione che meriterebbero.

Christian Alexandrov è uno di questi. Nato in Bulgaria 48 anni fa, dopo essersi laureato all’Accademia di Belle Arti di Sofia, inizia ad utilizzare il mezzo fotografico per dar vita alle sue opere. Immagini pensate per essere stampate in grande formato e realizzate assemblando numerose fotografie di oggetti e scenografie create da lui stesso.

Complesse post produzioni vengono utilizzate per dar vita alle fantasie e agli incubi dell’autore, che diviene anche il soggetto delle sue creazioni. Non semplici autoritratti, ma vere e proprie messe in scena, talvolta al limite dell’assurdo e del grottesco.

Pur avendo esposto le sue opere in mostre collettive e personali in Bulgaria, Alexandrov non è riuscito, fino a questo momento, a far conoscere il suo lavoro in modo efficace. Ma le opportunità si sa, si presentano a volte quando meno ce lo si aspetta. Basta poco: il gallerista giusto, il testo critico azzeccato. In attesa che Alexandrov trovi la sua strada possiamo vedere i suoi lavori sul sito:

http://christian-alexandrov.blogspot.it/

La gogna di Steve McCurry

curryFiumi di inchiostro o forse sarebbe meglio dire di byte, sono stati utilizzati sulla rete per scagliarsi contro Steve McCurry, il “traditore” del vero fotogiornalismo. I fatti sono noti a chiunque si occupi, anche marginalmente, di fotografia. Una sua opera esposta a Torino, alla reggia di Venaria Reale,  recava evidenti e maldestre tracce di manipolazione digitale.

Nei giorni successivi al “misfatto” lo stesso McCurry è dovuto correre ai ripari specificando che non sente più di essere accomunato al fotogiornalismo, ma il suo lavoro deve essere collocato in quello della ricerca visuale. Guardando le sue ultime opere, i luoghi dove vengono esposte e le valutazioni economiche che gli vengono attribuite nel contesto della fotografia contemporanea (arte contemporanea), non mi sembra che stia affermando una falsità.

Arthur Danto sosteneva  che può considerarsi arte,  tutto ciò che viene esposto in un museo o in una galleria. La foto incriminata è esposta in  un luogo dedicato alle espressioni artistiche più che al giornalismo. Se proprio vogliamo attaccare McCurry facciamolo per la poca professionalità dimostrata nel non saper verificare, seguire le opere che mette in mostra in ogni angolo del pianeta.  La post produzione fatta sullo scatto intitolato  “l’Avana Cuba, 2014”   è imbarazzante per chiunque utilizzi anche solo sporadicamente il programma di Adobe.

daguerreCriticare l’utilizzo di photoshop sta diventando una pratica piuttosto comune,  come se si voglia ricercare una purezza, una verità della fotografia che non è mai stata la caratteristica principale di questa giovane arte. Nulla sa mentire più di una fotografia. In una delle prime immagini fotografiche realizzate da Daguerre, si vede una strada di Parigi deserta, con la sola presenza di un lustra scarpe. Sappiamo perfettamente che la strada era piena di persone in movimento. La lunga esposizione necessaria, li ha semplicemente cancellati dall’immagine.

Propongo quindi, per i puristi della verità fotografica, di apporre un bel timbro sulle loro immagini che ne attesti  la denominazione di origine controllata. Si potrebbe così stilare un “disciplinare”, come per i vini. Foto scattate senza post produzione di nessun tipo  e alla gogna chi, fregiandosi del marchio DOC, infrange le regole della “vera” fotografia.

Un nuovo blog

anime-09

anime #09 anno 2010

E’ giunto per me il momento di cambiare, di ripartire con un nuovo blog sulla fotografia. Un luogo dove mettere nero su bianco idee, pensieri e commenti sull’argomento che più mi interessa e che è, ogni giorno, al centro della mia attenzione.

Per alcuni anni l’ho fatto sullo spazio “tiratura limitata” dove ho cercato in qualche modo, di affrontare gli aspetti e le contraddizioni che legano la fotografia al mondo dell’arte contemporanea. Ora con questo nuovo blog la necessità è quella di analizzare a 360 gradi il mondo dell’immagine, della comunicazione e di tutto ciò che vi gira intorno.

Un diario personale da condividere, dal quale osservare per cercare di capire, dove sta andando la fotografia; una piccola casa in costruzione sempre aperta a chi vorrà contribuire ad alimentare la discussione con punti di vista nuovi e stimolanti

Accanto a riflessioni sulla fotografia troveranno spazio, di tanto in tanto, le mie ricerche, le immagini da me realizzate che spero faranno da spunto per parlare di questo medium che a più di 150 anni dalla sua invenzione, non smette di coinvolgere ed emozionare.