Per qualche chilo in più

dofQuando ho iniziato ad occuparmi di fotografia, pellicola e camera oscura erano gli unici mezzi possibili per intervenire nel processo di produzione dell’immagine, per piegare ai propri voleri ciò che si era ottenuto in fase di ripresa. Poi le possibilità di intervento si sono moltiplicate con l’arrivo del digitale e di sua maestà photoshop. Ora, almeno per quanto mi riguarda, credo che il processo creativo sia in massima parte un qualcosa che avviene “off-camera”, prima nella testa e poi in post-produzione.

L’apparecchiatura fotografica rimane marginale, in secondo piano. Reflex, compatta o smartphone rappresentano delle variabili poco determinanti nelle mani di chi ha qualcosa da comunicare. Direi che in questo caso “il medium non è il messaggio” con buona pace di Marshall McLuhan.

C’è, però, una cosa che mi tiene legato alla buona e vecchia reflex, qualcosa che è precluso, almeno in parte, quando si utilizzano altri mezzi. La gestione della profondità di campo, la possibilità di ancorare l’attenzione dello spettatore su un particolare, quello e soltanto quello. Poter decidere che il resto è solo un sottofondo funzionale alla visione di ciò che vogliamo mettere in evidenza.

E’ vero esistono delle app sul telefonino o i filtri su photoshop, ma il risultato che si ottiene non è lo stesso. Alcuni smartphone di fascia alta consentono di stabilire la messa fuoco dopo aver scattato la foto, ma anche qui si tratta di algoritmi, di calcoli che intervengono a posteriori per modificare dei pixel.

Osservare una scena, prima ancora di scattare la foto, e fissare il punto d’attenzione è una delle armi che abbiamo a disposizione per dichiarare il nostro punto di vista sulla realtà, per prenderci gioco della verità fotografica.

Ogni immagine, grazie all’utilizzo della profondità di campo, diviene solo una delle innumerevoli interpretazioni di ciò che vediamo.

Ai produttori di smartphone questa possibilità non interessa, l’importante per loro è garantire di catturare i ricordi in qualsiasi condizione di luce e con automatismi pronti in qualsiasi momento. Non una interpretazione di ciò che si ha di fronte, ma la semplice riproduzione iconica della nostra vita da condividere all’istante.

Per questo motivo non posso fare a meno della mia reflex e sono costretto, ancora, a portare sulle spalle il peso di qualche chilo di attrezzatura fotografica.

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